Gold rush

L’aereo fugge dalla notte, prolungando una giornata fiacca, di quelle in cui succede poco, per non dire niente.
Mangio noccioline, mentre i campi scorrono sconfinati sotto di me.

L’aereo balla entrando nelle nuvole, e continua a volare verso un posto nuovo, ma che non ha fascino.

Ogni tanto il sonno si affaccia, ma il corpo non capisce. La vastità della Terra, e la piccolezza dei millenni di storia umana si capiscono solo viaggiando. Osservo passeggeri, i loro vestiti, i loro comportamenti, e cerco di tracciarne l’origine storica. Tutto questo é niente in confronto al semplice fatto che l’evoluzione del nostro corpo non si é mai confrontata con le velocità di un aereo.

Si affaccia anche la fame. Stavolta é il portafoglio a non capire. O é il sonno di prima che prova a travestirsi?

Coi kilometri, scorrono i paesaggi: acqua, terra, acqua, acqua, lembo di terra, campi, campi rettangolari, campi perfettamente allineati, campi che sembrano deserti – nessuna casa, nessuna città, solo campi. Ed infine la terra diventa brulla, increspata, sottili rughe della crosta ad indicare che anche questo lento viaggio pian piano invecchia. E da brulla diventa arida, desertica.

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